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Tulkarem Resiste al Muro di Separazione e alle fabbriche chimiche israeliane

Tulkarem. La città resiste, tra il Muro di Separazione che strangola il mercato del lavoro e undici fabbriche chimiche che inquinano terra e polmoni. Tulkarem, una città palestinese nella West Bank nord-occidentale con circa 60,000 abitanti, due campi profughi e 58 villaggi all'interno del suo distretto.

Il muro di separazione israeliano e le fabbriche chimiche che contaminano la città di Tulkarem, nel nord della West Bank, ma i residenti che continuano a resistere (foto: Emma Mancini, AIC).

La città era ricca: in passato era un punto di riferimento economico e commerciale, per il transito delle rotte commerciali tra la Siria e l'Egitto, grazie alla linea ferroviaria turca che attraversava la città. Oggi Tulkarem sta morendo. Nel 1984, le autorità israeliane hanno permesso ad un ex funzionario militare di costruire una fabbrica di prodotti chimici in città per il riciclaggio della plastica. La fabbrica Gishuri, precedentemente situata nella città israeliana di Netanya (a soli 12 km da Tulkarem), è stata trasferita a Tulkarem dopo che i residenti di Netanya hanno intentato una causa legale contro la fabbrica a causa dell'inquinamento. Per la creazione di Gishuri a Tulkarem, l'esercito israeliano ha confiscato 22 dunam di terra, di proprietà della famiglia palestinese Abu Sham'a.

TULKAREM SCHIACCIATA TRA MURO E INDUSTRIE CHIMICHE

La città palestinese è dal 1985 sede di una zona industriale chimica israeliana: la confisca e la contaminazione delle terre e l’elevato tasso di tumori stanno mettendo in ginocchio l’economia.

Tulkarem (Cisgiordania), 01 marzo 2012

Una città che resiste, stretta tra il Muro di Separazione che strangola il mercato del lavoro e dodici fabbriche chimiche che intossicano polmoni e terra: è Tulkarem, città a Nord Ovest della Cisgiordania, quasi 59 mila abitanti, due campi profughi e 58 villaggi nel distretto.

ISRAELE, LA GRANDE MURAGLIA ARRIVA FINO AL LIBANO

Tra qualche mese avrà inizio la costruzione di un chilometro di muro tra il kibbutz di Matala e il villaggio libanese di Kafr Kila. Presto potrebbe essere esteso lungo buona parte del confine.

Roma, 25 febbraio 2012

Non e’  la Cina del secondo secolo avanti cristo ma Israele. E sta per aggiungere un nuovo mattone alla fortezza che si sta costruendo intorno. La notizia dell’imminente costruzione di un altro muro di separazione, questa volta al confine con il Libano, è stata comunicata giovedì scorso alle autorità libanesi da parte dell’Unifil, il contigente militare dell’Onu dispiegato nelle regione meridionali del Paese dei Cedri. La barriera, che in alcuni punti sarà alta anche undici metri, correrà sulla linea del cessate il fuoco del 2000 inizialmente per un chilometro, tra le pianure di Khiam e la cittadina libanese di al-Addaiseh, passando per l’ex valico di frontiera di Fatima Gate.

"NON VIOLENZA": STRATEGIA PER LA RESISTENZA PALESTINESE?

Le manifestazioni settimanali di Bil'in e i progetti non violenti nei villaggi di al-Ma'sara, at-Tuwani e Nabi Saleh sono diventati i nuovi simboli della lotta palestinese. Oggi anniversario della battaglia di Bil'in contro Muro.

Nablus (Cisgiordania), 17 febbraio 2012

(nella foto, manifestazione a Bil’in, dal sito ism-norcal.org)

Puo’ la resistenza popolare non violenta mettere fine all’occupazione israeliana? Come a Bil’in, che proprio oggi celebra con un grande raduno il settimo anniversario della sua battaglia contro il Muro costruito da Israele in Cisgiordania? Sami Awad, direttore esecutivo dell’Holy Land Trust (HLT) non sembra avere alcun dubbio sull’efficacia di questa via come strategia per combattere la politica israeliana di colonizzazione ed occupazione della terra. Questa organizzazione non profit con base a Betlemme, fondata nel 1998, promuove programmi che mirano a dare maggior potere alla comunità locale attraverso la diffusione del concetto e della pratica della resistenza popolare non violenta.

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