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GLI ACCORDI DI OSLO E IL ROVESCIO DELLA MEDAGLIA #PALESTINA

"Se falliamo nel tentativo di difendere la nostra causa, allora dobbiamo cambiare chi la difende, non la causa"

Ghassan Kanafani

Oslo è spesso considerato come uno spartiacque nella storia palestinese, come un punto di rottura nella politica del Paese, che segna l’inizio del declino del movimento di resistenza e quindi la fine della precedente “età dell’oro” dei successi rivoluzionari. Il dibattito su come superare gli esiti tragici degli Accordi di Oslo si è spesso concentrato sulle trasformazioni politiche che ha generato; non si sono analizzate con la dovuta attenzione le dinamiche, le trasformazioni e le traiettorie che hanno condotto alla “resa di Olso”, o per usare le parole di Edward Said, alla “Versailles Palestinese”. [1] Questo scritto si ripropone di esaminare brevemente la storia del conflitto, ponendo l’accento sul processo di Oslo, per descrivere in modo articolato l’attuale stallo politico. Offre inoltre degli spunti di riflessione per porre riparo all’attuale crisi del movimento palestinese, della sua classe dirigente e dei suoi metodi di lotta.

Appello delle organizzazioni culturali palestinesi: Porre fine alla più lunga occupazione della Storia

Noi, organizzazioni e individui che costituiscono la maggioranza del settore culturale palestinese, musicisti, artisti circensi, attori e ballerini, invitiamo i nostri colleghi e le organizzazioni di tutto il mondo che operano nel settore culturale a condannare le deliberate e sistematiche politiche israeliane di occupazione, il colonialismo e l’apartheid di Israele contro il popolo palestinese.

Nonostante tutte le difficoltà, le arti e le istituzioni culturali palestinesi continuano a lavorare in Cisgiordania, nella Striscia di Gaza e a Gerusalemme Est, utilizzando le arti per mobilitare ed educare.

Al fianco di chi lotta in Palestina #Intifada dei coltelli

La chiamano “intifada dei coltelli” o Terza intifada ma comunque la si chiami è uno dei momenti di massima espressione di questi ultimi anni della rabbia e forza di un popolo che da oltre 70 anni subisce le violenze dei governi sionisti israeliani. Ancora una volta a scendere per strada intere generazioni di giovani e giovanissimi che, al fianco dei più grandi, lottano per la propria libertà.

Esploso all’inizio di ottobre 2015 il nuovo movimento spontaneo sta coinvolgendo migliaia di persone nei territori palestinesi e israeliani. Il conflitto vede fino ad oggi (17.10.15) 7 israeliani uccisi e 44 palestinesi a riprova ancora una volta dello squilibrio di forze tra le due parti e della violenza con cui Israele reprime i movimenti palestinesi che chiedono innanzitutto una terra in cui vivere in pace.

Accademici USA a Obama: Ponga fine al supporto all’apartheid israeliano contro accademici palestinesi

Il presidente Usa Barack Obama, in una recente intervista con Jeffrey Goldberg a The Atlantic, ha ribadito il suo sostegno e l’amore per Israele, perché, come egli sostiene, “è una vera democrazia dove puoi esprimere le tue opinioni.”

Egli ha inoltre espresso il suo impegno a proteggere Israele come “stato ebraico”, garantendo una “maggioranza ebraica”. Il sostegno del governo degli Stati Uniti per lo “stato ebraico” è sempre stato molto più che retorico, sostenuto da miliardi di dollari di finanziamenti militari e con veti al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite a favore di Israele.

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Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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