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Enrico Rava: Il Jazz nasce dagli oppressi, non lasciare che venga usato dagli oppressori

Invia un messaggio all'Enrico Rava Quartet: Non suonare in Israele!

Il 19-20 febbraio l’Enrico Rava Quartet suonerà al Red Sea Jazz Festival in Israele. Il festival è sponsorizzato dal Ministero israeliano della Cultura e da quello del Turismo e rientra nell’uso propagandistico delle arti da parte del governo israeliano. 

COMUNICATO: INGERENZA SIONISTA SU CAMPAGNA "NO EXPO NO ISRAELE"

Lo scorso mercoledì 10 dicembre si è tenuta nel dipartimento di Fisica dell'Università La Sapienza l'assemblea di lancio della campagna romana “NO EXPO NO ISRAELE”. Questa campagna si pone l'obbiettivo di smascherare le ingerenze e i rapporti tra l'Italia e lo Stato sionista nell'ambito del grande evento dell'Expo 2015, che si terrà a Milano a partire dal prossimo maggio.

Mentre si svolgeva l'iniziativa, che era stata legittimamente pubblicizzata con dei manifesti affissi dal comitato promotore, l'ambasciata israeliana contattava il rettore Gaudio e non meglio specificate "associazioni" contattavano il direttore di Dipartimento, chiedendo spiegazioni in merito alla natura dell'incontro. In particolare chiedevano perché l'università organizzasse questo tipo di incontri, ritenendo che l'università stessa fosse promotrice dell'iniziativa.

L’ombra dei due stati

Era marzo 2009 quando alla conferenza  internazionale di Sharm el Sheikh si annunciava l’ammontare stanziato per la ricostruzione a Gaza, collegando l’azione alla ripresa del processo di pace. Quasi 4,5 miliardi di dollari la somma raccolta alla conferenza. Un impegno concreto chiarito dagli 87 tra Paesi e organizzazioni finanziarie presenti al vertice.

Il segretario di Stato americano, H. Clinton affermava: “La risposta alla crisi di Gaza non può essere disgiunta dai più ampi sforzi per arrivare a una pace complessiva e l’amministrazione Obama è decisa a impegnarsi con forza perché israeliani e palestinesi riescano a convivere pacificamente sul principio due popoli, due Stati”. Il presidente del consiglio Silvio Berlusconi  prometteva stanziamenti per cento milioni di dollari, spalmati in quattro anni per la sola ricostruzione di Gaza. Il premier sottolineava la necessità di creare due Stati, quello palestinese accanto a quello israeliano, che vivano in pace e sicurezza con dei governi di unità nazionale”. “Gli israeliani – dichiarava – si diano un governo capace di volere la pace e di assumersi i sacrifici che la pace comporta”.

Scrivi all'Onu: Non premiare Israele per il massacro di Gaza. #DontRewardIsrael

I donatori internazionali si sono impegnati per 5,4 miliardi di dollari per la ricostruzione di Gaza dopo l’assalto israeliano durato 50 giorni la scorsa estate che ha ucciso 2.254 palestinesi, tra cui 538 bambini, e ha causato una enorme distruzione.

Recenti studi dimostrano però che almeno il 45% degli aiuti promessi dai donatori internazionali andrà all'economia israeliana. Le aziende israeliane vedono l'assedio israeliano di Gaza come un'opportunità per trarre profitto, sfruttando il mercato prigioniero di Gaza. Le aziende che sono in coda per incassare i profitti attraverso la fornitura di materiali per la ricostruzione di Gaza sono criminali aziendali.

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Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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