OLP

Organizzazione per la Liberazione della Palestina

Barakat: Gli accordi di Oslo sono stati la dichiarazione di bancarotta e fallimento della borghesia palestinese

“Coloro che sono stati coinvolti nella firma dell’accordo di Oslo dopo le dimissioni dalle loro posizioni nella Organizzazione per la Liberazione della Palestina e le istituzioni ufficiali palestinesi, devono chiedere scusa al popolo palestinese e comparire davanti a un tribunale palestinese sotto il controllo popolare”, ha dichiarato Khaled Barakat, coordinatore della Campign a Free Ahmad Sa’adat, in una videoconferenza con i sostenitori della causa palestinese.

“Tuttavia, non hanno il coraggio o la coscienza – perché non rappresentano il popolo palestinese. Perché sono la rappresentanza politica di una classe, è non solo una organizzazione individuale”, ha detto Barakat. “Oslo è stato un crimine, uno scandalo e un disastro. Ciò che è stato firmato alla Casa Bianca 22 anni fa come la “Declaration of Principles” era, in sostanza, la dichiarazione della borghesia palestinese del loro fallimento e il fallimento nella direzione della rivoluzione del popolo palestinese per la liberazione, il ritorno, l’auto-determinazione e la vittoria.”

Un nuovo lessico per il nostro "Che fare?" sulla questione israelo-palestinese

“Ha ancora senso oggi parlare di Palestina e Israele usando espressioni come “processo di pace”, “soluzione a due Stati”, “partizione”? Ha senso continuare con un vuoto dibattito politico, facendo il gioco dei sionisti e mantenendo lo status quo? Le tesi di Noam Chomsky e Ilan Pappé ruotano attorno all’idea che i tempi siano maturi per un cambio di rotta”. Questa breve sinossi si trova a commento del nuovo libro di N. Chomsky e I. Pappé, Palestina e Israele: Che fare?, Fazi, giugno 2015. E ancora “Si tratta di un nuovo approccio, i cui cardini scaturiscono innanzitutto dalla necessità di superare l’ipocrisia del lessico israeliano; non più “processo di pace”, dunque, ma “decolonizzazione” e “cambio di regime”.

Come scrive Pappé, c’è bisogno di «un nuovo discorso che analizzi la realtà invece di ignorarla», perciò «se si vuole superare la paralisi concettuale impostaci dalla soluzione a due Stati, chiunque sia nelle condizioni di farlo – a qualsiasi livello – dovrebbe proporre una struttura politica, ideologica, costituzionale e socioeconomica che valga per tutti gli abitanti della Palestina, non solo dello Stato di Israele».

Comitato centrale del FPLP: boicottare la riunione del Congresso nazionale, per l'unità della causa palestinese

Il compagno Abu Ahmad Fuad, vice segretario generale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, ha tenuto una conferenza stampa l'8 settembre presso il campo profughi libanese di Mar Elias a Beirut, annunciando la decisione del FPLP di boicottare la riunione del Consiglio nazionale palestinese convocato per il 14 settembre a Ramallah.

Il Comitato centrale del Fronte si è riunito dentro e fuori la Palestina lo scorso 5 settembre al fine di presentare la propria posizione, riportata di seguito.

Leila Khaled ed il Dr. Rabah Muhanna mettono in guardia sulla convocazione della sessione straordinaria del Consiglio nazionale palestinese

Il tentativo della leadership monopolistica palestinese di convocare una sessione straordinaria del Consiglio Nazionale Palestinese (PNC) è un atto di sabotaggio contro il movimento nazionale palestinese e dimostra un totale disprezzo per le istituzioni palestinesi e per la loro politica.

In un'intervista la compagna Leila Khaled, membro dell'Ufficio politico del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, ha denunciato la strategia utilizzata per convocare la sessione di emergenza del PNC, osservando che le dimissioni dell'ex presidente Mahmoud Abbas e la sua richiesta di far presentare le dimissioni ad altri funzionari durante la riunione del Comitato esecutivo ha il fine esclusivo di creare il pretesto per una sessione di emergenza del PNC, nel tentativo di adattare il Comitato esecutivo alle comodità del presidente dell'Autorità nazionale.

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Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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