Prigionieri palestinesi

I prigionieri del FPLP ricordano Abu Ali Mustafa in una dichiarazione sulla lotta contro il Sionismo e L’imperialismo

La dichiarazione seguente è stata rilasciata dalla Sezione Prigioni del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina per commemorare il diciassettesimo anniversario dell’assasinio di Abu Ali Mustafa.

Cari Compagni, vi estendiamo I nostri più sinceri saluti rivoluzionari. Vi salutiamo mentre guidate le campagne più critiche di costanza e confronto. Vi salutiamo mentre vi state impegnando a continuare il cammino dei martiri della giustizia il cui sangue fu versato sulla terra dei loro antenati, del loro popolo, della loro storia e per il futuro della loro amata Palestina per la quale diecimila combattenti hanno lottato e si sono sacrificati sotto il vessillo della libertà.

Cari compagni, oggi è il diciassettesimo anniversario del martirio del nostro compagno, il Segretario Generale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, Abu Ali Mustafa. In questo giorno, gli elicotteri sionisti, forniti ed armati dagli Stati Uniti, bombardarono l’edificio dove Abu Ali stava lavorando, prendendogli la sua vita.

Lui si è unito alla lunga lista di martiri che sempre scelsero il cammino della libertà e della dignità rifiutando l’umiliazione e la subordinazione. Come Abu Ali, essi stavano in prima linea per difendere I nostri diritti nazionali e umani.

Messaggio di solidarietà dai prigionieri palestinesi allo sciopero nazionale dei detenuti negli Stati Uniti

Scriviamo oggi come prigionieri palestinesi del Fronte popolare per la Liberazione della Palestina, detenuti nelle carceri israeliane per la nostra partecipazione alla lotta per la liberazione della nostra terra e del nostro popolo dal colonialismo e dall'occupazione. Oggi estendiamo la nostra solidarietà ai prigionieri nelle carceri degli Stati Uniti che partecipano allo sciopero nazionale carcerario iniziato il 21 agosto, combattendo lo sfruttamento, il razzismo e il capitalismo dal cuore delle prigioni imperialiste.

Iniziamo esprimendo il nostro lutto per George Jackson, il rivoluzionario incarcerato e martire della lotta per la liberazione nera. Lo sciopero sta iniziando nel 47° anniversario del suo martirio, un evento che fu riconosciuto in Palestina e in tutto il mondo in quel momento come un assassinio di una vera voce della lotta di classe negli Stati Uniti. Come prigionieri palestinesi, sappiamo anche che George Jackson era un internazionalista e che le opere del poeta palestinese Samih al-Qasem - che parlavano di reclusione e resistenza sono state trovate nella sua cella dopo il suo assassinio. Oggi scriviamo per forgiare ancora una volta questa connessione nella lotta, nonostante le nostre diverse circostanze.

Sulla nuova legge sionista che ribadisce unicamente l'origine del progetto razzista e colonialista

Nel 1917 il futuro primo presidente di Israele Chaim Weizmann, interrogato dal filosofo Arthur Ruppin (anch’egli convinto sionista), riguardo i possibili rapporti degli immigrati ebraici con la popolazione nativa palestinese, rispose in modo seccato: “gli inglesi ci hanno assicurato che in Palestina ci sono solo qualche migliaio di kushim (negri) che non contano nulla”.

La legge approvata il 19 luglio 2018 dal governo sionista pare abbia indignato molti, ma a dire la verità non molto. Un provvedimento esaltato dal premier Benyamin Netanyahu che l’ha definito “un momento chiave negli annali del sionismo e dello stato di Israele” e condannato dall’opposizione (con i testa i partiti arabi), dai palestinesi e dalla stessa Unione europea. A parole.

DICHIARAZIONE DAL CARCERE DI GEORGES ABDALLAH DEL 23 GIUGNO

Cari compagni/e, cari amici/che,

quando si è in questi luoghi sinistri da ormai una “piccola eternità”, durante le iniziative di solidarietà si viene sempre travolti da una grande emozione, così inizio il mio discorso rivolgendo a tutti i miei più calorosi saluti.

In questo momento di grandi lotte sapervi riuniti oggi a Parigi mi riempie di forza, scalda il mio cuore e soprattutto mi rafforza nella convinzione che è assumendo sempre più il terreno della lotta anticapitalista e antimperialista che portiamo il sostegno più significativo a coloro che da decenni resistono dietro le abominevoli mura della prigione.

Chiaramente non è cercando inganni giudiziari qua e là che riusciremo a far fronte alla persecuzione criminale dei “servi del capitale” di cui sono oggetto i resistenti prigionieri, ma piuttosto affermando la incrollabile determinazione nella lotta contro il loro sistema criminale e moribondo. Sappiamo tutti, compagni e compagne, che in ultima istanza è in funzione di un certo rapporto di forze che si riesce a strappare i nostri compagni dagli artigli del nemico. Quest'ultimo lascia la presa solo quando si rende chiaro che il mantenimento in prigionia di questi protagonisti rivoluzionari pesa di più nel processo di lotta in corso della minaccia inerente alla loro liberazione. Non si tratta di comportarsi come se non lo sapessimo che la suddetta giustizia è sempre una giustizia di classe al servizio di una politica di classe inscritta nella dinamica globale di una guerra di classe a livello nazionale e internazionale. Certo, ci sono le conquiste sociali che ci permettono di condurre battaglie sul terreno giudiziario ed è inutile ricordare che dobbiamo condurre queste battaglie; ciò non toglie il fatto che arriva un momento in cui bisogna rendersi conto che la cosiddetta “ragion di Stato” farà sempre sì che la borghesia si regga sulle proprie leggi quando i suoi interessi sembrano richiederlo. Certo dopo tanti anni di prigionia ci sono e ci saranno sempre tra le nostre fila “amici” e “solidali” che chiedono che si faccia ancora qualcosa nell'ambito giudiziario e che forse questa volta, etc.

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Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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