Rachel Corrie

I palestinesi lanciano un appello per il boicottaggio dei diamanti israeliani

COMUNICATO STAMPA

Più di 50 organizzazioni palestinesi, che rappresentano uno spaccato della società civile palestinese, tra cui gruppi di donne e organizzazioni sindacali, e organizzazioni internazionali di solidarietà con la lotta palestinese per l'uguaglianza, la giustizia e la fine dell'occupazione israeliana della Palestina, hanno lanciato un appello alle donne e agli uomini di coscienza e ai gioiellieri di tutto il mondo perché rifiutino diamanti lavorati in Israele.

Samir Abed-Rabbo, uno dei coordinatori della campagna per il boicottaggio mondiale dei diamanti israeliani, ha dichiarato: "Le entrate dell'industria dei diamanti di Israele sono una delle principali fonti di finanziamento per l'esercito israeliano, che è accusato di crimini di guerra da parte del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, di Amnesty International e di Human Rights Watch. I diamanti lavorati in Israele eludono le restrizioni a difesa dei diritti umani del sistema di certificazione del Kimberley Process, che vieta solo i cosiddetti "diamanti dei conflitti" o diamanti grezzi utilizzati dai gruppi ribelli per finanziare i conflitti contro i governi legittimi".

L'inviato Onu Richard Falk: "Boicottare le aziende che collaborano con le colonie israeliane"

Lo Special Rapporteur per i diritti umani nei Territori Palestinesi Occupati presenta all'Onu un rapporto sulla responsabilità delle aziende collegate agli insediamenti israeliani. E invita la società civile al boicottaggio.

Nel sommario si legge che la relazione "affronta la questione del rispetto da parte di Israele dei suoi obblighi in base al diritto internazionale in relazione all'occupazione dei Territori Palestinesi". E fin qui, niente di nuovo. Poi però specifica che lo fa "con particolare attenzione alla responsabilità legale delle compagnie, imprese, corporation e attori non statali che svolgono attività collegate agli insediamenti israeliani".

La risposta dell’ISM al verdetto Rachel Corrie

L’International Solidarity Movement (ISM) è profondamente preoccupato del verdetto del Giudice Oded Gershon, che ha assolto l’esercito e lo stato israeliani dall’omicidio, nel 2003, dell’attivista americana dell’ISM Rachel Corrie. Rachel è stata schiacciata a morte da un bulldozer dell’esercito israeliano mentre manifestava contro la demolizione di una casa palestinese nella Striscia di Gaza.

Nonostante l’amministrazione americana avesse dichiarato che l’indagine militare israeliana non era “completa, credibile e trasparente” e il governo israeliano non abbia consegnato prove audio e video fondamentali, il Giudice Gershon non ha ravvisato vizi nell’indagine o nelle conclusioni secondo cui l’esercito e lo stato non sono responsabili della morte di Rachel. Il Giudice Gershon ha stabilito che Rachel fosse da biasimare per il suo stesso assassinio e classifica il suo tentativo nonviolento di prevenire un crimine di guerra come una prova che Rachel non era una “persona pensante”.

Senza alcun rispetto per le leggi internazionali e garantendo l’impunità ai criminali di guerra israeliani, il verdetto del Giudice Gershon dimostra nei fatti che il sistema legale di Israele non può considerarsi come un sistema che amministra la giustizia secondo gli standard internazionali.

Gli Studenti del Run Cafe dell'Evergreen State College annunciano il boicottaggio dei prodotti israeliani

Lunedì 4 giugno 2012, un collettivo di studenti presso l’Evergreen State College (TESC), il Café Flaming Eggplant, ha formalmente annunciato la sua decisione di boicottare le merci israeliane divenendo l'attività più recente di adesione alla crescita internazionale del movimento di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS).

Sulla base degli obbiettivi dichiarati nello statuto  del Flaming Eggplant, uno è quello di "incrementare il sistema alimentare locale rendendo il cibo saporito, sano, ecologicamente e socialmente accessibile a tutti." Nella sua dichiarazione di principi, il collettivo esprime inoltre il suo impegno "sostenere la partecipazione politica e l'azione diretta a creare una società giusta ed egualitaria." Il Coordinatore Cris Papaiacovou ha dichiarato: "Siamo arrivati ​​a un consenso come collettivo perché  sostiene la richiesta della società civile palestinese per il BDS, in quanto  direttamente in linea con la nostra missione e dichiarazione di principi ". Ha inoltre  aggiunto: "Siamo orgogliosi di partecipare a questo movimento non-violento di pressione su Israele fino a quando non porrà fine alle sue violazioni dei diritti umani contro i palestinesi".

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