Resistenza popolare

SONDAGGIO. Senza negoziati né diritti, i palestinesi «votano» per la lotta armata

Scorrendo i risultati del sondaggio appena pubblicato dal Palestinian Center for Policy and Survey Research (Pcpsr), il sociologo Khalil Shikaki non esita a parlare di un «cambiamento radicale avvenuto in pochi mesi» nell’opinione pubblica palestinese, in particolare in Cisgiordania. Il dato che più di altri balza all’occhio è quello dell’aumento netto, rispetto al sondaggio precedente, del sostegno alla lotta armata contro l’occupazione israeliana. «Il 72% dei 1.200 intervistati si è detto favorevole alla nascita di gruppi armati simili alla Fossa dei Leoni», dice Shikaki riferendosi all’organizzazione che ha la sua roccaforte nella casbah di Nablus e che riunisce militanti di diversi orientamenti politici.

Una crescita che Shikaki vede come conseguenza anche dell’escalation in Cisgiordania dove si ripetono, quasi con frequenza quotidiana, i raid dell’esercito israeliano. Il bilancio provvisorio di palestinesi uccisi nel 2022 è di 166, tra i quali donne e minori. Di pari passo, sottolinea il sociologo, «Stiamo assistendo a un calo evidente nella percentuale di coloro che appoggiano la soluzione a due Stati (Israele e Palestina), data l’assenza di negoziati diplomatici». Il sostegno a una risoluzione negoziata del conflitto è ora al 32%. Un decennio fa il supporto si attestava al 55%.

Udai Tamimi, la Fossa dei Leoni e culla popolare della resistenza palestinese

Le immagini di un giovane che spara incessantemente hanno fatto il giro di Internet nell'ultima settimana. Nonostante i molteplici proiettili che gli trafiggono il corpo, il giovane persiste, anche quando non riesce più a stare in piedi. Dopo aver esaurito le munizioni, si fruga in tasca per trovarne altre mentre una raffica di proiettili lo colpisce.

Cosa sta succedendo in questo momento in Cisgiordania: un'analisi dettagliata

La ripresa degli scontri armati tra i palestinesi e le autorità coloniali israeliane ha richiesto anni di preparazione e Israele ha lanciato una campagna militare durata diversi mesi nel tentativo di reprimerla.

La Cisgiordania e Gerusalemme sono “in fiamme”. È un'espressione che si incontra sempre più spesso sui social media, notizie e articoli di opinione che discutono dell'attualità nel territorio palestinese occupato. Non è, tuttavia, una nuova espressione usata per descrivere le ondate di repressione e resistenza in Palestina. Molto recentemente, nel 2021, l'Intifada dell'Unità ha attraversato tutta la Palestina storica.

Un’altra Russia è possibile, un’altra Unione Sovietica è necessaria

Molti, se non tutti, si stupiscono sulla scelta del governo russo di rispondere alle violenze e alle provocazioni ucraine. Tra questi tutti ci sono gli analfabeti, i filo Nato a prescindere, i filo occidentali convinti e poi la destra tutta.

Ed infine i Fiano, Mieli, Segre, Lerner tutta gente che è in malafede a prescindere, perché si esprime pensando agli interessi dello stato razzista ebraico. Anzi le loro reazioni così sgrammaticate dimostrano chiaramente che han capito di aver perso totalmente un loro possibile alleato.

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Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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