Resistenza popolare

Le prigioniere palestinesi dichiarano le loro richieste e pianificano uno sciopero collettivo a partire dal primo luglio

Le prigioniere palestinesi detenute nel carcere di Damon hanno consegnato una lettera ufficiale all'amministrazione carceraria israeliana per informare della loro intenzione di lanciare uno sciopero della fame a partire dal 1° luglio se le loro richieste non verranno prese in considerazione.

In una dichiarazione, l'ex prigioniera Mona Qa'adan ha annunciato che 13 prigioniere avrebbero lanciato lo sciopero, guidate dalla rappresentante delle prigioniere di Damon, Yasmin Shaaban. Alla protesta di uniranno altre donne detenute che scontano lunghe condanne come Shorouq Dwayyat, Amal Taqatqa, Nurhan Awad e Malak Salman. Inoltre ha dichiarato che tutte le donne prigioniere sono pronte a unirsi allo sciopero.

240 studiosi ebrei e israeliani al governo tedesco: il boicottaggio è uno strumento di resistenza legittimo e non violento

3 giugno 2019 - A metà maggio, studiosi ebrei e israeliani, molti dei quali specializzati in antisemitismo, storia ebraica e storia dell'Olocausto, hanno lanciato l'allarme sulla crescente tendenza a etichettare i sostenitori dei diritti umani dei Palestinesi come antisemiti. Lo hanno fatto in un appello indirizzato al Bundestag tedesco in relazione a diverse mozioni che erano state presentate contro il movimento di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS). Molti di noi hanno firmato questo appello.

Il 17 maggio è stata adottata una di queste mozioni, sponsorizzata da CDU / CSU, SPD, FDP e Bündnis 90 / Die Grünen. Noi rifiutiamo questa mozione, che si basa sulla falsa affermazione che il BDS in quanto tale equivalga all’antisemitismo. Chiediamo al governo tedesco di non appoggiare questa mozione e di combattere l'antisemitismo, rispettando e proteggendo, contemporaneamente, la libertà di parola e di associazione, che sono innegabilmente sotto attacco.

Intervista a Walid Daqqa: “Gli accordi di Oslo hanno diviso i palestinesi”

Intervista a Walid Daqqa, prigioniero politico palestinese da 34 anni nelle carceri israeliane: “Gli accordi di Oslo hanno diviso i palestinesi, il nostro popolo processerà questo gruppo dirigente. Nelle prigioni israeliane stiamo subendo l’integralismo religioso ebraico la cui influenza è crescente tra i funzionari israeliani”.

Dopo tre decenni e quattro anni di prigione, come ricordi il giorno del tuo arresto?

La memoria è selettiva e l’oblio è una grazia. Per mantenere il proprio equilibrio, quando non sei capace di dimenticare occorre una seconda linea di difesa, si ricorre alla memoria selettiva. L’arresto è uno shock per la mente e per il corpo, è il momento in cui passi dalla libertà del corpo ad una vita dove il tuo corpo è controllato, incatenato, sequestrato e preso a calci dal tuo carceriere. In quel momento la mia mente, e forse la mia anima, stava guardando da fuori questo corpo catturato come se fosse il corpo di un’altra persona, o forse la mia mente si era rassegnata con fredda razionalità mentale a non sentirsi più responsabile di quel corpo disteso incatenato a bordo della jeep. Qualunque sforzo mentale, infatti, non avrebbe potuto evitare il dolore che i carcerieri avrebbero recato a quel corpo.

PHROC Nakba Statement (Italian): Porre fine alla Nakba e Fornire Protezione ai Rifugiati Palestinesi

Quello della popolazione palestinese rappesenta il caso di esodo forzato più numeroso e più a lungo irrisolto della storia moderna.[1] I rifugiati e gli sfollati interni (Internally Displaced People) palestinesi ammontano oggi a 8,7 milioni e costiuiscono oltre il 66 per cento della popolazione palestinese mondiale.[2] Nonostante questi numeri, e' sempre mancata nell'arena internazionale la volontà di affrontare e porre rimedio a questa drammatica situazione.  Nessun organismo internazionale ne' tantomeno la comunità internazionale ha mai implementato misure volte al raggiungimento di una soluzione giusta e duratura al flagello di questa perdurante Nakba (catastrofe) conformemente a quanto stabilito dal dritto internazionale.[3]

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Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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