Sionismo

I palestinesi devono semplicemente "essere palestinesi"

Anche di fronte a prove schiaccianti sul fatto che Israele pregiudichi deliberatamente la pace e stia unilateralmente perseguendo l'estinzione socio-politico dei palestinesi e la cancellazione nazionale, i sostenitori liberali di Israele, che possono riconoscere che le affermazioni sul sionismo di storici e legali in Palestina non reggono, insistono sulla logica della ''minaccia esistenziale" - la persecuzione storica degli ebrei e la sua ricorrenza potenziale. Questo per loro racchiude in sé la giustificazione del sionismo e di Israele.

Questo argomento costituisce una variante di quello che si potrebbe chiamare "il salvataggio di un uomo che annega''. Cioè, la giustificazione etica che gli ebrei europei, annegati in “acque impetuose” (il genocidio nazista), non stiano agendo in modo non etico nel prendere possesso delle case palestinesi. L'uso della forza è eticamente giustificato, è una necessità esistenziale, anche se l'obiettivo di quella forza, che è lo stesso del sionismo, non è condividere la casa, ma sostituire i suoi occupanti per il “bene” di un imperativo morale contro la quale l'ingiustizia contro i palestinesi passa in secondo piano. Obiettare che i palestinesi non siano moralmente obbligati a dare via la loro casa, o anche parti di essa, tanto meno morire (annegare), lasciare, e soffrire per salvare gli altri, tanto più perché sono una parte innocente, non smorza moralmente l'argomento della minaccia esistenziale.

Criticare o no la leadership palestinese?

In che modo si tradisce* la Causa Palestinese

Quasi sei anni fa la popolazione palestinese ha espresso il proprio voto - benché, non va scordato, si sia trattato di elezioni avvenute sotto occupazione - mostrando con decisione la voglia e la necessità di dare legittimità ad una forza all'epoca presentatasi come rivoluzionaria, Hamas, perché satura di anni di promesse e di finti accordi di pace. In ogni caso, in quelle elezioni il messaggio di rottura contro ogni forma di dialogo con l'occupante è stato chiaro, nonostante il dott. Salman sostenga che il voto pro-Hamas sia stato un modo per "punire" Fatah.

A seguito di questa scelta, opinabile per chi vuole, ma che resta pur sempre una scelta da accettare, la volontà dei palestinesi non è stata rispettata, perché né i governi né l'ONU hanno riconosciuto la legittimità della decisione popolare, né i sostenitori internazionali hanno fatto abbastanza per sostenere la volontà palestinese, forse a causa della persistente illusione di possibili accordi con lo stato sionista, che sempre più spesso hanno fatto capolino nella politica palestinese.

La tortura, il dislocamento e la resistenza: la storia di Salameh Kaileh

C'è una piccola torsione nel racconto, però. Il protagonista palestinese di questa storia - intellettuale marxista e dissidente Salameh Kaileh - è stato arrestato, torturato e poi deportato dal regime siriano che da tempo si dipinge come un paladino della causa palestinese e baluardo della resistenza al sionismo e all'imperialismo.

Nelle prime ore del 24 aprile, agenti dei servizi segreti siriani in borghese hanno fatto irruzione in casa di Kaileh Barzeh, in un quartiere a Damasco, e lo hanno arrestato. Il suo legale Anwar Bunni, avvocato dei diritti umani presso il Centro siriano per gli studi legali e di ricerca, ha detto che Kaileh è stato arrestato a casa sua "senza spiegazione" e che la sua cattura è l'ennesimo tentativo di"imbavagliare" la libertà di espressione in Siria.

Il nuovo governo israeliano

L’accordo tra il Likud di Benyamin Netanyahu e il partito Kadima con a capo Shaul Mofaz ha portato alla nascita del governo israeliano con la più ampia maggioranza parlamentare che lo Stato di Israele abbia avuto dalla sua auto-proclamazione, il 14 maggio 1948. Questo governo sembra quasi un esecutivo di emergenza nazionale.

La necessità di assicurarsi la possibilità di prendere decisioni senza dover rischiare crisi di governo è certamente alla base dell’accordo tra i due partiti che fino a poco tempo fa erano nemici l’uno dell’altro.

In Italia ormai da molto tempo le vicende che riguardano il Medio Oriente e in particolare la Palestina non hanno molto spazio sui giornali e sugli altri mass media. L’attenzione è tutta concentrata sulla situazione siriana. Con la nascita del nuovo governo israeliano si è tornati a parlare, per l’ennesima volta, dell’eventualità che questa svolta rappresenti l’occasione per un accordo con i palestinesi.

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Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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