Siria

Ahmed Sa’adat: «La Palestina sarà liberata dal popolo escluso dalle élite»

Intervista. Per la prima volta dopo oltre un decennio, il segretario generale del Fronte popolare per la Liberazione della Palestina parla con un giornale straniero dal carcere: «La via per la libertà: il ritorno dei rifugiati e la creazione di un unico Stato libero, democratico e laico. Per farlo dobbiamo ricostruire il nostro movimento nazionale, l’Olp»

Ahmed Sa’adat è diventato segretario generale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (Fplp), il più importante partito della sinistra radicale palestinese, nel 2001 dopo l’assassinio di Abu Ali Mustafa, ucciso da due razzi lanciati da un elicottero israeliano contro il suo ufficio a Ramallah. Come risposta un commando del Fplp uccise l’anno seguente Rahavam Zeevi, ministro israeliano e ideologo della deportazione dei palestinesi. L’Autorità nazionale palestinese fece arrestare Sa’adat che, nonostante il parere contrario dell’Alta Corte di giustizia palestinese, rimase nel carcere di Gerico fino al 2006.

L’inutile Marcia

La famigerata “marcia per la pace” non è nata ieri: la prima edizione si svolse nel 1961 e il 24 settembre 2018 compierà ben 57 anni.

La correttezza del nostro titolo è giustificata proprio dalle parole di chi la Marcia nel 1961 l’ha pensata e promossa, Aldo Capitini: «Aver mostrato che il pacifismo, che la nonviolenza, non sono inerte e passiva accettazione dei mali esistenti, ma sono attivi e in lotta, con un proprio metodo che non lascia un momento di sosta nelle solidarietà che suscita e nelle non collaborazioni, nelle proteste, nelle denunce aperte, è un grande risultato della Marcia».

Ci pare chiaro che pacifismo e nonviolenza oggi siano “inerte e passiva accettazione dei mali esistenti”. Quindi inutili.

I POPOLI, LO STATO, LA LOTTA - Appunti sulla Siria per una critica internazionalista

“Con gli occhi di una bimba di Chatila
la saggezza delle Montagne
e lo spirito dei Fedayn
proviamo a Restare Umani”

Così inizia il documento redatto dai compagni di Salerno del Colletto Handala, che da anni segue e supporta la causa palestinese organizzando iniziative territoriali e partecipando a delegazioni e viaggi nei campi profughi palestinesi.

Il collettivo Palestina Rossa pubblica e condivide con estremo interesse il documento, per gli spunti di riflessione proposti, per le critiche riportate al movimento di solidarietà italiano e per le proposte suggerite. Un'analisi precisa, seppur non approfondita per alcuni contesti, ma con una chiara chiave di lettura di classe che attraversa il decorso degli ultimi anni dell'intero Medio Oriente.

Rilanciare il rapporto tra la sinistra italiana e i palestinesi

La sinistra deve tornare a schierarsi con gli oppressi. I palestinesi da parte loro hanno l’opportunità di comprendere la necessità di ritrovare un’unità dal basso e di promuovere la creazione di nuove strutture democratiche.

Roma, 3 gennaio 2018, Nena News – Fare un bilancio del 2017 sulla Palestina mentre sono in corso manifestazioni e repressione, arresti e uccisioni, è estremamente difficile, ma alcune riflessioni possono essere utili. Credo che l’acuirsi della repressione, così come la presa di posizione di Trump su Gerusalemme, possano essere il tentativo, da parte di chi si trova in condizioni complicate, di spostare l’attenzione dalle proprie difficoltà a livello internazionale e interno.

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Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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