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Il sostegno al movimento di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni non è antisemitismo

Il movimento di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS), una crescente iniziativa palestinese che va ad attaccare le relazioni istituzionali con le colonie illegali israeliane, ha guadagnato molta popolarità. In Australia, il movimento è cresciuto lentamente, dato che Israele continua a sottrarsi alla legislazione internazionale, ed ora sta affrontando una delle sue più grandi sfide agli occhi dell’opinione pubblica.

Shurat HaDin – Centro Legale di Israele (ILC) è un’organizzazione israeliana che si proclama essere un’associazione civile per “combattere a favore dei diritti delle centinaia di persone vittime del terrorismo”. In questi giorni ha portato Jake Lynch [in foto], direttore del Centro per la Pace e per gli Studi dei Conflitti (CPACS), davanti la Corte Federale australiana. Secondo ILC, Lynch avrebbe infranto il decreto contro la discriminazione razziale del 1975 rifiutandosi di sponsorizzare la candidatura del suo collega israeliano Dan Avnon. Lynch e il CPACS aderiscono al movimento BDS, e poichè Avnon lavora alla Hebrew University of Jerusalem - un centro culturale chiave preso di mira dal BDS [1] per via della sua cosiddetta complicità con le colonie illegali – Lynch aveva declinato di essere nominato come suo referente.

La fallacia di relazionarsi con le istituzioni accademiche israeliane

Un classico argomento che viene mosso contro il BDS (il movimento di boicottaggio disinvestimento e sanzioni nei confronti di Israele), e soprattutto contro il boicottaggio accademico, è sempre stato il presunto “bisogno di relazionarsi” in qualche modo con gli israeliani. Durante i 46 anni di occupazione militare, sono stati numerosi i tentativi di “relazione”, ognuno dei quali è stato caldamente benvenuto da Israele e dalle sue istituzioni accademiche.

L'esempio più recente che si possa fare è la conferenza internazionale di storia orale organizzata dall'Università Ebraica di Gerusalemme, a cui partecipaerà anche il celebre storico italiano Alessandro Portelli. Conferenza i cui argomenti varieranno dallo studio dei traumi, all'Olocausto ai conflitti, ma che eviterranno diligentemente qualsiasi riferimento alla Nakba. [1]

Un'elusione così scontata è diventata un iconico campo di battaglia tra i sostenitori dei diritti palestinesi e i filoisraeliani, che dicono di voler promuovere il “dialogo” e la sopracitate “relazioni”; né si può definire sorprendente il fatto che l'Università Ebraica non voglia parlare della Nakba, vista la sua diretta complicità nella continua oppressione dei palestinesi.

Petizione a supporto di Lynch e Rees, professori universitari australiani e sostenitori del BDS

I professori Stuart Rees, presidente della Sydney Peace Foundation e Jake Lynch, direttore del Sydney University's Centre for Peace and Conflict Studies (CPACS), sono stati minacciati di azioni legali nei loro confronti da Shurat HaDin, uno studio legale israeliano, per mezzo di suoi rappresentanti che operano in Australia.

I reclami sostengono che i due professori starebbero sostenendo politiche razziste e discriminatorie attraverso il loro supporto al movimento internazionale di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS). Il movimento BDS è un appello per la giustizia per la società civile palestinese, in ogni suo aspetto, ed è supportato in tutto il mondo da organizzazioni dei diritti umani, delle società civili, da chiese e sindacati. E' una forma di resistenza popolare e solidarietà internazionale non violenta, in protesta delle continue violazioni israeliani dei diritti umani dei palestinesi e della legge internazionale.

DA ATTIVISTA A ATTIVISTA

Omar Barghouti, attivista politico, leader del movimento BDS (Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni) contro l’occupazione israeliana della Palestina, scrive a Luisa Morgantini, di Assopace Palestina, ex vicepresidente del Parlamento Europeo. Luisa Morgantini legge la lettera di Omar Barghouti.

Cara Luisa,

scrivendo a te e, attraverso di te, alle nostre sorelle e fratelli italiani, sento che il personale si mescola con il politico, il morale, il sociale e l’umano. Tu non sei solo una figura pubblica; tu conosci molto della Palestina, del regime di occupazione, colonialismo e apartheid di Israele, e della resistenza popolare palestinese. Dopo tutto, tu sei stata tra i più illustri, e primi, politici e attivisti italiani che si sono battuti per il nostro diritto alla libertà, alla giustizia e all’uguaglianza. Tu hai personalmente partecipato ad atti di resistenza popolare palestinese contro il muro di Israele, le colonie e la terribile occupazione, così tu sai, di prima mano, che per noi la resistenza si presenta in molte forme e aspetti.

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