UNRWA

Returnees, not Refugees

Dai campi profughi libanesi giungono notizie poco rassicuranti: almeno tre giovani palestinesi sono stati uccisi, mentre gli scontri tra gli abitanti e l'esercito libanese continuano.

Per entrare a Nahr el-bared, campo profughi palestinese nei pressi di Tripoli, ogni abitante deve presentare l'unico documento di riconoscimento in suo possesso, quello rilasciato dall'UNRWA, perché i profughi in Libano non hanno diritto alla cittadinanza. Venerdì scorso, a seguito di una discussione tra un ragazzo che voleva rientrare a "casa", nel campo, e l'esercito libanese secondo il quale il documento presentato non era vero, il giovane è stato ucciso a sangue freddo.

Sono quindi iniziate delle proteste organizzate dagli abitanti di quel luogo in cui sono costretti a vivere, chiusi da un check point dopo essere stati cacciati dalle loro abitazioni, senza neppure il diritto a possedere un documento identificativo perché non concesso dal governo libanese. E, naturalmente, senza il diritto di praticare la maggior parte dei mestieri, a possedere una casa o a lasciare in eredità qualsiasi avere.

A 64 anni dalla Nakba: loro festeggiano, noi siamo a lutto!

Mentre le massime autorità dello stato italiano, il Presidente del consiglio Mario Monti, il presidente del Senato Renato Schifani, il presidente della Camera Gianfranco Fini, erano intenti a festeggiare il 64° anniversario della nascita dello stato di Israele, a Villa Miani, a Roma, alla presenza del neo ambasciatore israeliano Naor Gilon, circondati dai vertici dell’ebraismo italiano, da deputati, rappresentanti del mondo dell’imprenditoria, dell’economia e della cultura, e gli ossequiosi giornalisti pronti ad immortalare la messinscena dei vip di turno; il 4 Maggio, a Roma, presso il Centro Congressi Frentani, nella totale assenza dei media, si celebrava un’altra commemorazione.

Finalmente piove, ma in tante case palestinesi manca l'acqua

Nei Territori occupati l’acqua è sotto pieno controllo israeliano e i palestinesi, a differenza dei coloni, ne hanno limitato accesso. L'esperienza di Betlemme.

Beit Sahour (Cisgiordania), 02 febbraio 2012, Nena News – La scarsa disponibilità d’acqua è un problema comune a tutte le comunità palestinesi in Cisgiordania ma alcune realtà sono più colpite di altre. Il distretto di Betlemme – che comprende al suo interno i centri di Betlemme, Beit Sahour, Beit Jala, Ad Doha e Al Khader e i campi di rifugiati di Aida, Dheisheh e Al Azza – è in cima a questa ben poco onorevole lista.

“La stagione estiva è un vero e proprio disastro per noi”, afferma il Direttore Generale del Distretto dell’Acqua di Betlemme, Dottor Simon Lagare. “Quest’ufficio è letteralmente inondato di gente che si lamenta per la totale mancanza d’acqua in casa ed è frustrante per noi dover ammettere che non si può far niente per aiutarli. Balbettiamo scuse dopo scuse ma la realtà è che non possiamo dare loro ciò che vogliono – l’acqua, per l’appunto”.

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Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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