Veolia

Veolia, la multinazionale francese, alla ricerca di finanziamenti per espandere il suo business in Israele

La multinazionale francese Veolia sta cercando partner finanziari, nello specifico qualche banca europea d'investimento per supportare l'espansione in Israele delle sue attività, nei campi dell'energia, dell'acqua e dell'ambiente.


(Bus gestiti da Veolia Transportation Israel ad Ashdod, foto Whoprofits.org, Ori)

All'assemblea generale degli azionisti a Parigi il 17 Maggio 2011, il presidente della multinazionale Veolia aveva dichiarato che le crescenti politiche dell'azienda riguardanti i palestinesi dei Territori Occupati, cresciute sull'onda degli Accordi di Oslo, avevano portato a “poter fornire lavoro ai palestinesi.”

La società civile alla Norvegia: reintrodurre il divieto agli investimenti sul costruttore di colonie Africa Israel

Tre organizzazioni palestinesi della società civile e una basata negli USA hanno raccomandato al Ministero delle Finanze norvegese di reintrodurre un divieto agli investimenti del fondo pensione Global del governo norvegese in due aziende israeliane - Africa Israele e Danya Cebus - a causa della loro attività di costruzione di case in corso nella colonia israeliana di Gilo.

La richiesta è stata fatta in una lettera firmata da rappresentanti di Palestinian Boycott, Divestment and Sanctions National Committee (BNC) (Comitato nazionale palestinese per il boicottaggio, disinvestimento e sanzioni), Adalah-NY: The New York Campaign for the Boycott of Israel (Campagna di New York per il boicottaggio di israele), The Civic Coalition for Palestinian Rights in Jerusalem (Coalizione civica per i diritti palestinesi a Gerusalemme) e Palestinian Anti-Apartheid Wall Campaign (Campagna palestinese contro il Muro dell'apartheid), e mandata per posta elettronica al Consiglio etico il 4 settembre.

Queste organizzazioni ritengono che la decisione norvegese dell'agosto 2013 di ritirare il divieto sia stata basata su informazioni fuorvianti fornite da Africa Israel, che negavano che fosse in corso la costruzione di colonie.

DA ATTIVISTA A ATTIVISTA

Omar Barghouti, attivista politico, leader del movimento BDS (Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni) contro l’occupazione israeliana della Palestina, scrive a Luisa Morgantini, di Assopace Palestina, ex vicepresidente del Parlamento Europeo. Luisa Morgantini legge la lettera di Omar Barghouti.

Cara Luisa,

scrivendo a te e, attraverso di te, alle nostre sorelle e fratelli italiani, sento che il personale si mescola con il politico, il morale, il sociale e l’umano. Tu non sei solo una figura pubblica; tu conosci molto della Palestina, del regime di occupazione, colonialismo e apartheid di Israele, e della resistenza popolare palestinese. Dopo tutto, tu sei stata tra i più illustri, e primi, politici e attivisti italiani che si sono battuti per il nostro diritto alla libertà, alla giustizia e all’uguaglianza. Tu hai personalmente partecipato ad atti di resistenza popolare palestinese contro il muro di Israele, le colonie e la terribile occupazione, così tu sai, di prima mano, che per noi la resistenza si presenta in molte forme e aspetti.

Intervento di Annalisa e Marco per il BDS Milano

Il movimento BDS è riuscito, negli ultimi tempi, a raggiungere un buon livello di risonanza, anche mediatica in certe occasioni, mettendo a punto iniziative mirate che sono riuscite a rivelarsi efficaci nei fatti, come ad esempio qui a Milano, quando si è riusciti a far annullare un evento promozionale di SodaStream, ditta israeliana che viola i diritti umani.

E tutto ciò può essere considerato un buon trampolino di partenza, ma ci troviamo davanti alla continua necessità di dover far crescere il movimento di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo.

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Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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