Veolia

Strada in salita per Veolia grazie alla campagna internazionale BDS!

Si fa ardua ed in salita la strada dei profitti per Veolia, la società che vanta un curriculum di violazioni dei diritti umani di “tutta vergogna”.

Solo per citarne alcune, ricordiamo innanzitutto la sua partecipazione alla costruzione della metropolitana leggera di Gerusalemme, che è stata progettata per collegare gli insediamenti illegali costruiti su Gerusalemme Est con il territorio israeliano di Gerusalemme Ovest (questo viola il diritto internazionale umanitario e la quarta Convenzione di Ginevra, articolo 49, per quanto riguarda la protezione delle persone civili in tempo di guerra); inoltre, la società fornisce anche servizi di autobus per le colonie israeliane e gestisce la discarica di rifiuti Tovlan nei territori occupati palestinesi.

Veolia ha anche pubblicato un annuncio razzista per autisti dove viene richiesto che essi abbiano completato il servizio militare e che abbiano l’ebraico come lingua materna. Ha inoltre annunciato che avrebbe operato tratte ferroviarie "kosher" ma che potremmo più appropriatamente definire di apartheid, tratte cioè in cui sarebbero state previste aree di soggiorno segregate per gli uomini (nella parte anteriore del treno) e per le donne (nella parte posteriore).

L’Europa importa più dalle colonie israeliane che dalla Palestina

Uno studio evidenzia che gli scambi sono 100 volte superiori
Esportazioni dagli insediamenti illegali verso l’Ue per 230 milioni di euro l’anno

A dispetto dei suoi interventi per una soluzione del conflitto israelo-palestinese e delle sue condanne verso le colonie ebraiche in Cisgiordania, l’Unione europea continua a importare prodotti provenienti dagli insediamenti illegali. Anzi, ha un volume di affari con loro 100 volte superiore a quello che ha con i territori palestinesi. È il quadro che emerge da uno studio, molto accurato e dettagliato, promosso da una coalizione di 22 organizzazioni non governative, laiche e cristiane, in collaborazione con un ex commissario europeo, l’olandese Hans van den Broek.

“Con decine di dichiarazioni ufficiali l’UE riafferma continuamente l’illegalità degli insediamenti secondo il diritto internazionale e li considera come il maggiore ostacolo alla pace – spiega van den Broek – Ma mentre la costruzione degli insediamenti accelera, noi europei non siamo riusciti a passare dalle parole ai fatti”.

L'inviato Onu Richard Falk: "Boicottare le aziende che collaborano con le colonie israeliane"

Lo Special Rapporteur per i diritti umani nei Territori Palestinesi Occupati presenta all'Onu un rapporto sulla responsabilità delle aziende collegate agli insediamenti israeliani. E invita la società civile al boicottaggio.

Nel sommario si legge che la relazione "affronta la questione del rispetto da parte di Israele dei suoi obblighi in base al diritto internazionale in relazione all'occupazione dei Territori Palestinesi". E fin qui, niente di nuovo. Poi però specifica che lo fa "con particolare attenzione alla responsabilità legale delle compagnie, imprese, corporation e attori non statali che svolgono attività collegate agli insediamenti israeliani".

Portare BDS in Egitto, al Cairo il primo evento della campagna per il boicottaggio di Israele

Il 27 agosto a Il Cairo si è tenuto il primo evento ufficiale in Egitto  di  boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS) presso il centro media indipendente Mosireen, un primo passo importante nel mettere in discussione le continuative relazioni economiche del governo con Israele e per costruire  una  solidarietà  attiva con la Palestina.

Le campagne BDS in Europa e negli Stati Uniti sono cresciute  notevolmente nel corso degli ultimi sette anni, ma tali campagne hanno tardato a decollare nel mondo arabo, dove i governi e le élite economiche traggono profitto anche dai rapporti con Israele. Nonostante l'ostilità popolare nei confronti di Israele sia molto diffusa tra gli egiziani, il governo egiziano è uno dei due unici paesi arabi, insieme alla Giordania, a mantenere relazioni commerciali ufficiali con Israele.

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Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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