Yasser Arafat

L'uomo che ha venduto il mondo: è ritornato il dr. Saeb Erekat

La triste ma vera storia del capo negoziatore Saeb Erekat. Può l’eroe dei Palestinian Papers uscire indenne da un altro round di colloqui di pace? C’è stato un tempo, che risale agli anni ’90, in cui l’incallito negoziatore palestinese Dr. Saeb Erekat era al colmo del suo gioco.

Fiducioso, eloquente e agghindato con un elegante paio di occhiali di tartaruga da architetto, l’abile giovane diplomatico era una stella nascente. Insieme a colleghi come Hanan Ashrawi, Sari Nusseinbeh e il più intraprendente Marwan Barghuti, emerse dall’esilio e dall’anonimato come parte delle futura generazione di leader dell’OLP. Al loro apice, portarono alla causa sottigliezza diplomatica e raffinatezza, mentre un tragico Yasser Arafat in fase di invecchiamento oscillava con pathos tra l’eroico e il patetico. Oggi, 20 anni dopo la firma degli accordi di Oslo e l’istituzione dell’Autorità Nazionale Palestinese, tale gruppo d’avanguardia è una fila di cadaveri politici. Alcuni sono dimenticati, altri sono bloccati dietro le sbarre e altri ancora continuano ad andare a giro per camere e corridoi cercando di salvare quel poco che resta. Tale è il caso dell’ostinato Dr. Erekat.

Ramallah, Gaza: crisi d’identità

La distanza tra Gaza e Ramallah in puri chilometri è a malapena significativa. Ma in pratica entrambe le città rappresentano due realtà politiche diverse, con dimensioni culturali e socioeconomiche imprescindibili. Anche i loro orizzonti geopolitici sono enormemente diversi: Gaza è situata all’interno dei suoi immediati dintorni e tumulti arabi, mentre Ramallah è occidentalizzata in troppi aspetti per poterli elencare. In anni recenti il divario si è ampliato come mai prima.

Naturalmente Gaza e Ramallah sono sempre state, per certi aspetti, dissimili. La demografia, la dimensione, la topografia e la prossimità geografica a paesi arabi con priorità politiche differenti le hanno sempre rese separate e distinte. Ma l’occupazione israeliana di Gerusalemme Est, della West Bank e di Gaza nel 1967 aveva decisamente separato Ramallah dal suo elemento giordano e Gaza dal suo ambiente politico egiziano. Anche se sono entrambe città palestinesi, decenni di gravitazione sullo sfondo degli affari collettivi arabi hanno creato una distanza che a volte è stata avvertita troppo grande per essere ridotta. L’occupazione israeliana ha tuttavia rivitalizzato quell’esperienza palestinese comune di una lotta condivisa contro un nemico comune. Nonostante i suoi molti difetti, l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) alla fine ha colmato il vuoto di leadership, così unificando i ranghi dei palestinesi di Ramallah, Gaza e della diaspora palestinese.

A venti anni dagli accordi di Oslo riprende la farsa dei negoziati israelo-palestinesi

ISM-Italia - Comunicato stampa

Il 13 settembre 1993, nel prato sud della Casa Bianca, furono firmati gli Accordi di Oslo, con Bill Clinton ridotto a fare la parte di maestro di cerimonia. Gli accordi, infatti, erano stati negoziati e siglati in gran segreto a Oslo senza coinvolgere gli USA.

20 agosto 2013

“Storica” venne definita, naturalmente, la stretta di mano tra il primo ministro Yitzhak Rabin (che goffamente manifestò tutto il suo imbarazzo) e il presidente Yasser Arafat.

Gli accordi erano composti da due parti:

  • il mutuo riconoscimento tra Israele e l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP);
  • una dichiarazione di principi che prevedeva un periodo di transizione di cinque anni senza chiari impegni da parte israeliana sulla natura dell'accordo definitivo.

L'accordo definitivo non è mai stato raggiunto, la transizione prosegue e il tutto si è trasformato nella cosiddetta industria del processo di pace, interessata solo al “processo”, ma dimentica della “pace”.

Ilan Pappé: «Quei negoziati finiranno nel nulla»

Secondo lo storico Ilan Pappé «Netanyhau vuole solo impedire che l'Onu sanzioni le colonie» e «Gli Usa vogliono che i colloqui procedano con Israele padrone nei Territori occupati»

I colloqui israelo-palestinesi stentano a partire nonostante l'annuncio in pompa magna fatto la scorsa settimana dal Segretario di Stato americano John Kerry. In ogni caso Abu Mazen e Benyamin Netanyahu mettono le mani avanti. Il presidente dell'Anp e il premier israeliano hanno entrambi avvertito che un referendum tra le rispettive popolazioni deciderà l'approvazione dell'eventuale accordo tra le due parti. Referendum che sul lato israeliano solleva un interrogativo: è giusto che la popolazione di uno Stato occupante, di fatto, decida con un voto se approvare l'indipendenza e la libertà di un altro popolo sotto occupazione? È solo una delle tante questioni che solleva il tentativo diplomatico sul quale si gioca la reputazione il Segretario di Stato. Ne abbiamo parlato ad Haifa con l'autorevole storico israeliano Ilan Pappé, professore cattedratico del Dipartimento di Storia dell'Università di Exeter (Gb), rientrato in Israele per l'anno sabbatico.

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Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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