Yasser Arafat

L’illusione di Oslo

Gli Accordi di Oslo non sono stati un fallimento per Israele – sono serviti come foglia di fico per consolidare e rafforzare il suo controllo sulla vita dei palestinesi.

Quest’anno ricorre il ventesimo anniversario della firma degli Accordi di Oslo tra l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) e il governo israeliano. Ufficialmente conosciuta come Dichiarazione dei Principi sulle Disposizioni di Autogoverno Temporaneo, gli Accordi di Oslo sono stati saldamente sistemati nel quadro della soluzione a due Stati, che annuncia “la fine di decenni di scontro e di conflitto”, il riconoscimento di “mutua legittimità  e diritti politici” e l’obiettivo di raggiungere “una coesistenza pacifica e reciproca dignità e sicurezza e …..una pace giusta, durevole e globale.”

L’OLP ha deluso i Palestinesi, ricominciamo da zero

Nei mesi scorsi sono state fatte molte ipotesi sul fatto che i principali partiti politici palestinesi (Fatah ed Hamas) possano definitivamente riconciliarsi.

Sebbene i due partiti abbiano negoziato numerosi accordi sin dal 2005 nessuno di questi è mai stato applicato. La loro mancanza di volontà nel voler raggiungere un accordo d’unità nazionale è sintomatico di un fallimento più grande: l’incapacità del movimento nazionale palestinese di raggiungere i propri obiettivi. Mentre quest’anno cascherà il sessantacinquesimo anno dalla Nakba – la pulizia etnica che ha permesso la fondazione di Israele – ed il ventennale degli accordi di Oslo questa persistente discordia mette in luce anche un’altra preoccupazione incalzante: oggi chi rappresenta il popolo palestinese?

Israele: le elezioni e i cittadini palestinesi

Mentre Nazareth, la capitale della minoranza palestinese di Israele, si prepara alle elezioni generali del paese della prossima settimana, il manifesto più comune in città rappresenta tre leader di estrema destra famosi per le loro idee virulentemente antiarabe.


"A chi lo lasciate?" (il parlamento israeliano)

I manifesti, pagati da uno dei maggiori partiti palestinesi, mirano a mobilitare al voto i cittadini palestinesi del paese. Il volto che con maggior spicco guarda giù dai manifesti è quello di Avigdor Lieberman, il ministro degli esteri recentemente dimessosi che è sotto indagine della polizia per frode ma che continua a guidare Yisrael Beiteinu. Il suo partito vuole spogliare circa 1,4 milioni di palestinesi d’Israele della loro cittadinanza ridisegnando i confini con la West Bank, mentre gli altri dovrebbero essere costretti a sottoporsi a un test di lealtà.

Sabra e Shatila, la strage degli innocenti che non possiamo dimenticare

Ricorre quest’anno il 30° anniversario dell'orrendo massacro, compiuto nei giorni del 16,17 e 18 settembre 1982 nei campi profughi palestinesi di Beirut, in Libano, di Sabra e Shatila, rimasti senza protezione dopo il ritiro delle forze di pace internazionali (per lo più francesi, italiani e americani) e prima ancora, dopo l'abbandono delle forze dell'Olp a Beirut, sulla base dell'accordo con l'inviato Usa Philip Habib.

Gli israeliani, sotto il comando del generale Ariel Sharon, invasero il Libano con l'intenzione di distruggere completamente le forze dell'Olp e i suoi alleati progressisti libanesi di Kamal Junblatt. Sharon dichiarò nei primi giorni del giugno 1982 che voleva anche catturare Arafat, trasportandolo in un gabbia in elicottero da Beirut a Tel Aviv. L'esercito israeliano abituato alle guerre lampo e di breve durata, fu costretto dall'eroica resistenza palestino-libanese, sotto il comando di Arafat, a usare una forza bellica spaventosa, bombardamenti massivi di 15-18 ore al giorno sulla città assediata di Beirut. Arafat riuscì a intrappolare Sharon nella battaglia di Beirut, che durò 88 giorni, con gravi perdite e una condanna della Comunità internazionale per gli israeliani.

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Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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