Prigionieri palestinesi

Munther Khalaf Mufleh: prigionieri palestinesi, un'ingiustizia storica e un crimine contro l'umanità

La questione dei prigionieri palestinesi è una delle ingiustizie più gravi dell'era moderna, perché la questione dei prigionieri è una situazione emergente legata a un conflitto, ad una battaglia, alle sue circostanze e al suo momento particolare. Vale a dire, la prigionia come stato temporaneo come viene normalmente intesa dalle persone, o come viene definita dalle convenzioni internazionali, o da ciò che si sa dalle esperienze umane di prigionieri e prigionieri in guerre, conflitti e controversie nel mondo.

Cosa sta succedendo in questo momento in Cisgiordania: un'analisi dettagliata

La ripresa degli scontri armati tra i palestinesi e le autorità coloniali israeliane ha richiesto anni di preparazione e Israele ha lanciato una campagna militare durata diversi mesi nel tentativo di reprimerla.

La Cisgiordania e Gerusalemme sono “in fiamme”. È un'espressione che si incontra sempre più spesso sui social media, notizie e articoli di opinione che discutono dell'attualità nel territorio palestinese occupato. Non è, tuttavia, una nuova espressione usata per descrivere le ondate di repressione e resistenza in Palestina. Molto recentemente, nel 2021, l'Intifada dell'Unità ha attraversato tutta la Palestina storica.

Sumoud Sa'adat: Libera Asim al-Ka'abi e tutti i prigionieri politici palestinesi

Al momento della stesura di questo articolo, 30 prigionieri politici palestinesi sono entrati nella seconda settimana di uno sciopero della fame collettivo contro la loro reclusione senza accusa né processo.

L'urgenza della lotta contro la “detenzione amministrativa” – residuo della reclusione durante l'era del mandato britannico, che è stata poi applicata nell'Irlanda occupata – è sottolineata dalla lotta di Asim al-Ka' abi.

Gerusalemme: una Pasqua di provocazioni sioniste e di sangue – nel silenzio generale

Nelle scorse settimane Gerusalemme, e la moschea di al-Aqsa in particolare, sono state il luogo di una catena di provocazioni anti-palestinesi e anti-islamiche da parte delle autorità dello stato di Israele e delle organizzazioni dei coloni. Sono prove di forza che schiacceranno per sempre le masse palestinesi e le indurranno alla resa? Assolutamente no. Come scriviamo nelle conclusioni: è da settantaquattro anni, dalla Nakba (1948), che i Palestinesi resistono. Invitti. Questa è la prova storica che la politica colonialista e razzista di Israele, fondata sulle espropriazioni senza fine, sulle discriminazioni da apartheid (che colpiscono anche una parte della stessa popolazione ebraica immigrata dal Corno d’Africa), su una repressione sistematica e spietata dotata delle tecnologie di avanguardia, non è in grado di piegare la resistenza palestinese che, come l’araba fenice, rinasce periodicamente dalle proprie ceneri. (Red.)

Una settimana di raid

Quella che è andata in scena presso la moschea di al-Aqsa nei giorni scorsi è stata la ripetizione di un medesimo tragico copione, che non è certo una novità nel quadro della persecuzione palestinese in Israele e nei Territori Occupati, ma ne rappresenta uno dei picchi più drammatici degli ultimi tempi.

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Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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